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Agosto 2007

di Nicoletta Consentino

Freschezza, gioia di vivere, amore per le piccole cose: questo emerge dalle opere liriche e leggere di Elizabeth Ruchti, artista di origini svizzero-brasiliane che ormai da 30 anni vive e lavora in Italia.

Grande protagonista dell’arte di Elizabeth è la Natura: composizioni e collages sono realizzati con piccoli oggetti, sassolini, frammenti di corteccia, legnetti e conchiglie, e richiamano il mare, l’estate, il bosco. Altre opere, ricche di simboli, si interrogano sul mito, sulla fiaba, o vengono influenzate dalle dottrine orientali, dal misticismo; in certi casi l’opera sfocia da una pura ricerca estetica e visiva, si presenta come un accostare materiali diversi per creare composizioni astratte che poi, nelle opere più recenti, diventano mandala o paesaggi.
I materiali più disparati, poveri, reperiti chissà dove, durante viaggi o passeggiate, vengono reinterpretati e ricontestualizzati partendo da una fotografia, un testo, un’idea; a volte sono i materiali stessi che ispirano una composizione, un accostamento nuovo, un collage astratto. Reperti marini o boschivi, ossa e gusci, chele e conchiglie, sassi e vetri, frammenti di tappezzeria, cartoni e carte riciclate, grate e paglie, ritagli e souvenir, colori a olio e acrilici, possono far emergere luoghi immaginari, simbolici o surreali.

Molti paesaggi di Elizabeth Ruchti sono evocativi ed intimistici, come Finestra sul bosco, che grazie a pezzettini di alveare, foglie secche, castagne, piume, piccole bacche, fa sì che ci immergiamo all’ ombra dei pini, a contatto con il bosco ed i suoi abitanti.

L’artista utilizza anche spazzatura, oggetti buttati via, detriti e scarti della vita urbana: Mostri marini, dove svariati pezzetti di plastica, un’ infradito e flaconcini trovati sulla spiaggia prendono il posto di conchiglie e cortecce, denuncia la sporcizia ed il degrado delle nostre coste, affrontando un tema ecologista con un’ironia velata di disapprovazione. Altre marine sono invece popolate da coralli, spugne, sassolini, alghe essiccate e pezzettini di vetro che fingono i cangianti riflessi delle onde: sembra quasi di sentire il respiro del mare, la brezza salata che rinfresca quando si passeggia sulla riva. In Packaging four, elementi d’imballaggio utilizzati al mercato per la frutta diventano colorati supporti per ricci di mare, ossi di seppia, anemoni, mitili.

Ci sono opere che si situano in una dimensione più onirica, come gli Acchiappasogni, che rimandano allo sciamanesimo, alla cultura degli indiani d’America. Assieme ai Mandala, legati alla filosofia ed alle civiltà indiano-buddista, dimostrano il forte interesse nutrito dall’artista per l’antropologia e le culture più antiche, nonché una certa esplorazione di temi archetipici che ritorna nelle opere dedicate al mito classico. I Mandala si presentano come serie di oggetti (conchiglie, sassolini) uguali o simili per tipologia e dimensioni, disposti seguendo una griglia ed una struttura geometrica e regolare, spesso concentrica, per guidare la meditazione e permettere una maggiore concentrazione.

I supporti usati dall’artista sono tela, carta, masonite, soprattutto carta: dal cartone alla leggerissima carta giapponese, dalla carta di riso a quella velina, spesso vengono trattati e resi più resistenti da speciali resine e colle che permettono di sostenere il peso degli oggetti applicati.

Le grandi dimensioni, preferite da Elizabeth Ruchti, rendono queste opere veri e propri elementi d’arredo, quasi “arazzi” leggeri o tende che spesso chiedono di essere ammirati da entrambi i lati: è il caso di Tunica vegetale, dove piccole pigne e baccelli fingono dei bottoni, mentre le cuciture sono richiamate dagli aghi di pino inseriti in trasparenza nel supporto.

Grazie anche alla mancanza di cornici ed elementi protettivi, queste creazioni comunicano un forte senso di libertà: non ci sono confini, né limiti. Ed è questa libertà, unita al forte legame con la natura ed al gusto per l’oggetto trovato, l’elemento che più caratterizza il lavoro di Elizabeth Ruchti: una donna solare, dolce e semplice, che preferisce i materiali naturali ed il loro calore, alla freddezza delle nuove tecnologie. Le sue opere materiche, dove la pennellata viene sostituita dagli oggetti colorati, verniciati, sottoposti a fusioni e velature, permettono di trovare la bellezza nella ciabatta sgangherata, nel vetro rotto, nel pezzetto di plastica deformato. C’è la Vita, dentro le composizioni di Elizabeth Ruchti, e proprio da questa vitalità, da questo calore intrinseco, emerge il forte legame che ancora esiste con la sua terra d’origine, il Brasile.